Musica & Dintorni


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Liszt

LISZT

Fra i grandi compositori dell'800, Franz Liszt (Doborjan, 1811 - Bayreuth, 1886) è¨ certamente il meno conosciuto nella globalità  della sua sterminata produzione.
Certo, non v'è chi non conosca la Seconda Rapsodia ungherese o il Sogno d'amore; ma ben poche altre sue composizioni hanno raggiunto la popolarità  e la frequenza di esecuzione toccate in sorte a Chopin, Shubert, Brahms ...
Le ragioni di questa frattura fra il compositore ed il grande pubblico sono forse molteplici ma ve n'è una assai importante: l'immensa difficoltà  d'esecuzione dei suoi lavori pianistici.
E poichè la musica scritta per questo strumento rappresenta una percentuale altissima nell'intera sua opera, ecco che la scarsità  di pianisti in grado di superare le trascendentali difficoltà è evidentemente da correlare alla rarità di occasioni di ascolto: quindi ad una cronica mancanza di diffusione delle sue musiche nelle sale da concerto.
E' dunque con notevole interesse che s'ascolta un'interprete e una virtuosa come Jolanda Sarti; che dimostra con quest'incisione di avere tutte le carte in regola per inserirsi d'autorità  nella sparuta schiera di pianisti in grado di penetrare adeguatamente nel complesso tessuto armonico lisztiano e di rendere appieno non soltanto i passi acrobatici e virtuosistici, ma anche l'intensa, nascosta poesia.
Il programma scelto è quanto mai impegnativo e probante. Gli "Studi Trascendentali" da cui sono estratti il Preludio, lo Studio n. 10 (in fa minore) e Armonie della Sera sono (a parte il nervoso, scattante ma aforistico Preludio) composizioni di ampio respiro, permeate di quella sontuosità  armonica, di quella magniloquenza di fraseggio che tanto influenzarono Wagner e Richard Strauss.
Pare qui che il pianoforte voglia pienamente assumere in sè la potenza e la timbrica dell'intera tavolozza orchestrale, con specifici richiami imitativi (le iniziali "campane lontane" di Armonie della Sera) e con intensissime esplosioni sonore, con accordi che a volte oltrepassano il limite naturale delle cinque dita, costringendo l'esecutore a percuotere più di un tasto con lo stesso dito.
E' forse in questi complessi, difficilissimi lavori, molto simili alla forma del poema sinfonico, che la Sarti offre il meglio delle sue possibilità .
Temperamento esuberante, tecnica agguerritissima e grande lucidità espositiva sono le qualità che le permettono di uscire vincitrice anche dal confronto con Funèrailles (tratto da Harmonies poetiques et religieuses).Anche in questo brano Liszt indica esplicitamente richiami orchestrali: quasi Trombe, come Corni, ecc., a sottolineare chiaramente il ruolo sinfonico del suo pianoforte.
E il lungo, drammatico pedale d'ottave, tanto simile a quello, celeberrimo, della Polacca in la bemolle maggiore di Chopin, trasformatasi via via in incombenti, tremende raffiche a due mani, trova ancora nell'interprete di questo disco pronta ed adeguata rispondenza.
Nei "Sonetti del Petrarca", composti sia nella veste liederistica che in quella pianistica, Liszt fa compiere allo strumento un'altra inaspettata trasformazione.
Se, precedentemente, il pianoforte aveva assunto i toni e la sonorità  dell'orchestra, eccolo qui melodizzare, ispirato e commosso, con linguaggio musicale da vero e proprio cantante d'opera.
V'è sempre una forte componente di teatralità  in Liszt: adeguatamente percepita e realizzata, con fraseggio ampio ed ispirato, dalla pianista modenese.
Della quale bisogna dire che, almeno dall'ascolto di questo disco, pare trattarsi di un’autentica rivelazione.
V'è da auspicare che a questo disco facciano presto seguito altri consimili, illuminanti e prestigiose interpretazioni.
LEONE MAGIERA



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